Galatina… in bocca al lupo!

Galatina… in bocca al lupo!

GALATINA 2028 – CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA

Nel cuore del Salento, Galatina si candida a Capitale Italiana della Cultura con un progetto che è molto più di un dossier: è una dichiarazione d’identità. Il sogno dei luoghi, titolo scelto per la candidatura, non è solo un programma culturale, ma un invito a riscoprire il valore profondo della memoria, dell’arte e della vita quotidiana. Galatina non si propone come museo a cielo aperto, ma come laboratorio vivente. La sua cultura non è fatta solo di chiese, palazzi e monumenti, ma di storie, gesti, volti. È una città che danza tra mito e memoria, dove il sacro convive con il profano, e dove il tarantismo — rito ancestrale e terapeutico — continua a pulsare nel cuore della terra.

La storia di Galatina è attraversata da figure che hanno lasciato un segno nel pensiero italiano ed europeo: Pietro Galatino (ca. 1460–1540), teologo del Rinascimento e autore del De Arcanis Catholicae Veritatis; Marcantonio Zimara (1460–1532), filosofo e medico, commentatore di Aristotele e Averroè; Pietro Siciliani (1832–1885), pedagogista e docente universitario, amico di Carducci; Luigi Vallone (1907–1972), deputato all’Assemblea Costituente; Giuseppe Codacci Pisanelli (1904–1988), giurista e ministro della Repubblica; Padre Serafino da Galatina (XIX–XX secolo), frate cappuccino, esempio di spiritualità attiva.

Accanto ai pensatori, Galatina ha generato artisti che hanno saputo raccontare il territorio con forme e linguaggi diversi: Pietro Cavoti (1819–1890), pittore, archeologo e poeta, fondatore del Museo Civico; Giuseppe Della Gatta (XIX secolo), ritrattista dei costumi del Regno delle Due Sicilie; Gaetano Martinez (1892–1951), scultore autodidatta, interprete moderno della materia; Domenico Catalano (XVIII secolo), decoratore di chiese salentine.

A questa tradizione si affianca una vivace generazione di artisti contemporanei, molti dei quali sono stati maestri d’arte, educatori e mentori che hanno formato intere generazioni di creativi. Le opere e i percorsi di questi artisti, spesso esposti in rassegne locali e nazionali, testimoniano un territorio che continua a produrre bellezza, ricerca e sperimentazione, contribuendo attivamente alla vita culturale della città.

Ma la cultura è anche nei cittadini che ogni giorno tramandano storie, e soprattutto nelle poche botteghe artigiane, che si contano sulle dita di una mano, luoghi dove il tempo si ferma e il sapere manuale diventa patrimonio. Qui si lavora con passione e sacrificio per mantenere viva la tradizione. Le botteghe non sono semplici negozi: sono musei viventi, dove ogni oggetto ha una storia, ogni gesto è rituale, e ogni cliente è parte di una comunità che riconosce il valore del fare, del tramandare, del resistere.

Ogni cittadino è custode di memoria. Lo stile di vita è patrimonio: lento, conviviale, autentico. L’ospitalità è arte: chi arriva non è mai straniero. Galatina non è solo un luogo: è un linguaggio. È il ritmo del tamburello che cura, è l’affresco che racconta, è la parola che resiste. La sua candidatura è un invito a riscoprire il Sud come centro, come cuore, come visione. Se sarà scelta, Galatina non sarà solo Capitale della Cultura. Sarà capitale del coraggio di raccontarsi. E di farlo con grazia, profondità e verità.

In bocca al lupo a Galatina e a tutte le città in corsa. Che vinca il migliore, ma soprattutto vinca la cultura.