Il territorio di Galatina: informazioni generali

Geografia e confini
Il comune di Galatina, in provincia di Lecce (Salento-Puglia), si estende per circa 82,00 km² ed è situato sul versante orientale di una leggera altura. Il centro è a 78 metri s.l.m., degrada fino a 39 metri verso Soleto s.l.m. e raggiunge gli 84 metri s.l.m. in direzione Galatone. Le frazioni di Galatina sono Collemeto, Noha e S. Barbara. Galatina confina a nord con i comuni di Copertino e Lequile, a est con i comuni di Soleto e Corigliano d’Otranto, a sud con i comuni di Sogliano Cavour, Cutrofiano, Aradeo e Seclì, e a ovest con i comuni di Galatone e Nardò.
Dati generali
- Sindaco: Fabio Vergine
- Num. Abitanti: 25.364
- Nome abitanti: Galatinesi
- Altitudine: 75 m s.l.m.
- Superficie: 82.65 km²
- Frazioni: Collemeto, Noha, Santa Barbara
- Comuni Confinanti: Aradeo, Copertino, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Galatone, Lequile, Nardò, Seclì, Sogliano Cavour, Soleto
- Zona sismica: 4
- Zona Climatica: C
- Regione: Puglia
- Provincia: Lecce
- Patrono: San Pietro e Paolo
Origine del nome
All’origine del nome starebbe il termine “Galathena”, dall’etimo greco gala-gàlactos (latte), con riferimento a una zona fertile e ricca di pascoli. Sebbene suggestiva, questa interpretazione convive con altre tesi: per alcuni studiosi deriva dal greco Galatos, per altri dal popolo dei Tessali (città di Galatena) o persino dal mito di Galata, figlia di Teseo.Tuttavia, la ricostruzione scientificamente più accreditata è quella di Gerhard Rohlfs, secondo cui il toponimo deriverebbe dal nome gentilizio Galati, a cui fu aggiunto il suffisso greco -inos. È interessante notare che, fino al 1861, la città era nota come San Pietro in Galatina: il nome attuale fu ufficializzato solo dopo l’Unità d’Italia. Pertanto, seguendo la tesi di Rohlfs, i cittadini dovrebbero chiamarsi Galatini e non Galatinesi.
Produzione
Galatina è caratterizzata da un clima temperato, con inverni miti ed estati calde e umide, e da una terra rossa ricca di sostanze nutritive. Questo la rende una zona adatta ai pascoli e alla produzione di prodotti caseari, viti, olive, tabacco, grano e vari tipi di prodotti ortofrutticoli, tra cui la patata D.O.P. Sieglinde destinata all’esportazione, meloni e angurie.





Le frazioni di Galatina
Noha

Noha presenta tracce di insediamenti antichissimi: il ritrovamento di tombe e reperti del periodo messapico fa supporre che il centro fosse già attivo in età ellenistica, tra il 400 e il 200 a.C., nell’area tra l’attuale masseria Colabaldi e località Ghianda. Il nome moderno è spesso associato alla famiglia feudataria dei De Noha (presente dal 1253), ma è probabile che sia avvenuto il contrario: ovvero che i nobili abbiano tratto il nome dal feudo. Filologicamente, il toponimo potrebbe derivare dal termine medievale novia (terreni palustri) o, secondo la tesi di Rohlfs, dal nome di persona latino Novius (da cui Noviana), poi evolutosi in Noja e infine Noha.
Da vedere
La Chiesa di San Michele è stata ricostruita nel 1901 su una struttura precedente del XV secolo e conserva gli altari barocchi e le tele devozionali dell’antica chiesa. Il Palazzo Baronale, risalente al XIV secolo, fu edificato dalla famiglia baronale dei De Noha, che lo abitò fino al XVIII secolo. Dell’antica struttura rimane ben poco, poiché nell’Ottocento l’edificio fu trasformato in masseria. La Masseria Colabaldi fu edificata nel 1595, inglobando quanto rimaneva della chiesa e del convento di San Teodoro, distrutti dai turchi nel 1480. La Torre Medievale, alta 10 metri e dotata di ponte levatoio, si trova nel giardino retrostante al castello baronale. La Torre dell’Orologio, che risale al 1861, reca lo stemma della città di Noha prima che diventasse frazione di Galatina, all’indomani dell’Unità d’Italia. Il Frantoio Ipogeo, del 1771, è di proprietà privata. La Trozza è un antico pozzo risalente al 1878. Le Casiceddhe Piccole sono case realizzate sulla terrazza del palazzo baronale e ben visibili dalla strada, opera del mastro-muratore Cosimo Mariano (1882-1924). I nohani stanno cercando di preservarle, inserendole tra i “Luoghi del cuore” del FAI.
Collemeto

Il nome della frazione è di derivazione latina, dal verbo cumulare. Forse il riferimento è alla zona su cui sorge il paese, rialzata rispetto al territorio circostante. Si sarebbe chiamato prima Calamitum, poi Tollemeto, fino ad arrivare alla forma Colomitu o Columitu o Culumitu. L’abitato ha origini bizantine come centro ecclesiastico, grazie alla costruzione di un’abbazia di monaci benedettini intorno al VII secolo, divenuta poi dimora dei monaci basiliani. I primi nuclei abitativi sono rappresentati da masserie costruite dai contadini che vivevano a stretto contatto con i monaci (masserie Mongiò, Favaie, Monache, Balsamo e Camara), collocate sull’antica via che collegava Copertino a Galatina, passando anche per i casali di Mollone e Santa Barbara. Si ritiene che qui, in tempi remoti, si rifugiassero gli eremiti. Molte testimonianze raccontano della presenza di una caverna presso la masseria Quattro Palme, al cui interno vi era un altare consacrato alla Madonna di Costantinopoli, protettrice delle famiglie di Collemeto.
Da vedere
La Chiesa della Madonna di Costantinopoli, eretta nella prima metà del 1900 su una preesistente costruzione, è stata consacrata nel 1949.
La Masseria la Càmara, detta anche Camàra. Nel 1960, dietro un muro, vennero alla luce affreschi bizantini del XII secolo dell’antica abbazia, poi trasformata in masseria.
Santa Barbara

La frazione si è sviluppata principalmente nel secolo scorso intorno all’omonima masseria del XVI secolo, ma le sue radici sono ben più antiche. Nei documenti medievali era citata come “Santa Barbara de paludibus”, per la presenza di zone acquitrinose utilizzate per la macerazione del lino. La località rappresentava un punto di passaggio importante lungo le direttrici che collegavano i casali bizantini e le masserie della zona (come la vicina masseria Camàra). All’ingresso del borgo domina la grande cava di pietra leccese, storica fonte di approvvigionamento per l’architettura dei paesi limitrofi.

